Be open to love.
En güzel arka plan arşivim, sömürebilirsiniz
Συνειδον
Be open to love.
En güzel arka plan arşivim, sömürebilirsiniz
Stanotte ti ho sognato. Eri tu, era la tua voce, il tuo profumo. I sogni sono così, spietati… riescono a farti sentire ancora di più la mancanza di qualcuno. E’ stato come averti ancora accanto. Non so, forse perché è tutto ciò di cui avrei bisogno in questo momento… Essere ancora tra le tue braccia e sentirmi dire “Non ti preoccupare, andrà tutto bene”… Non so neanche perché lo stia scrivendo qui, perché tanto lo so che non leggerai, non capirai… Ma forse è perché comunque continuo a sperare che, per lo stesso motivo per cui ci siamo incontrati una volta, ci ritroveremo ancora…
E mi sono lasciata andare.
Sono crollata a terra. Riuscivo a sentire le piastrelle gelide del bagno sulla pelle di tutto il corpo.
Posizione fetale.
Le mani strette alle ginocchia.
Nuda. Svuotata. Sola.
Ho cominciato a singhiozzare.
Non credo di aver mai versato tante lacrime.
Ho avuto paura.
Ho avuto paura di non riuscire a rialzarmi più.
Poi ho preso coraggio. E non so nemmeno da che parte si fosse nascosto in tutto questo tempo.
Mi sono alzata da terra. Sono entrata nella vasca e mi sono lasciata avvolgere dall'acqua.
Non so che cos'è quello che sento. Non so che cosa mi manca, ma lo sento forte. E fa male. Un male cane.
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Siamo il risultato di come veniamo trattati.
Lo cercherai ancora, inutile negarlo. E in mezzo alla gente avrai l’ansia di incontrarlo, come la prima volta che l’hai visto. E l’ultima volta che l’hai perso.
Aspetto che passi. Aspetto soltanto che passi. Tutto questo dolore, dicevano, prima o poi ti servirà, ma io - col tempo - ho finito col non crederci. Il dolore non serve a nulla, alcune volte è solo il segno di una sfiga che t'è capitata: sei stato al posto sbagliato al momento sbagliato, e non c'è insegnamento alcuno in tutto questo. Alcune volte il dolore non fa altro che illuminare cose che già conoscevi o sapevi, ma che per paura o per altro, avevi nascosto dentro qualche scatola o cassetto buio. Insomma, il dolore alla fine, non serve proprio a niente, ed è per questo che non posso fare altro che aspettare, aspettare che passi. E sperare, sperare di restare, di rimanere una volta che sarà passato. Come quando a mare aspettavi l'onda grande e poi giravi la testa per paura, aspetto che passi e spero di restare - non dico in piedi, sarebbe troppo forse - ma almeno di restare, anche un po’ più in là di dove sono ora, di dove l'onda mi ha preso, ma restare. Almeno di restare io.